Riequilibrio

Studio di Riequilibrio Nutrizionale e Bioenergetico

Liberi Pensieri

Dott. Stefano Restani, novembre 2010

Nel 1630 Galileo Galilei  finì  di scrivere  "Dialogo sui due massimi sistemi del mondo",  opera che mise  a confronto la teoria tolemaica del moto (quella accettata universalmente a quel tempo sia dal  mondo scientifico, sia dal mondo religioso)  con la teoria copernicana del moto. Papa Urbano VIII esaminò l’opera e fece istituire un processo dalla Santa Inquisizione, che “bollò” Galileo come eretico; Galileo venne imprigionato e minacciato di tortura, e fu costretto ad abiurare pubblicamente. Eppure Galileo aveva ragione. Ha semplicemente detto le cose giuste in un momento storico sbagliato.  Erano verità scientifiche che andavano contro il pensiero scientifico imperante in quell’epoca, ma ha rischiato la vita per averle concepite ed aver tentato di divulgarle.
La storia umana è costellata di scoperte, di momenti nei quali un vecchio concetto ha dovuto cedere il passo a nuovi concetti, corroborati da robuste prove scientifiche: eppure spesso lo scetticismo, e aggiungerei la “fatica” di tanti a dover ammettere “è vero, non è come pensavamo” ha spesso rischiato di far rifiutare idee e scoperte che si sono poi rivelate quelle determinanti per fare il salto di qualità, quelle che ci hanno portato in migliaia di anni da rozzi cavernicoli ad esploratori dello Spazio. Ma la storia  non ci ha insegnato ad evitare gli errori, e nell’errore cadiamo ancora; io ci vedo anche altro, il vecchio proverbio “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire” è sempre attuale.
Vorrei parlare di Ormesi, una verità tenuta nascosta.
Negli anni 20 del secolo scorso ci fu nel mondo scientifico un gran fermento. Si era scoperto che alcune sostanze invertivano il loro effetto su sistemi biologici quando si passava da alte concentrazioni a basse o bassissime concentrazioni. Con questa scoperta c’era l’opportunità di riscrivere in maniera chiara e forse definitiva la farmacologia e la tossicologia di molte sostanze. Molto interessante davvero …..tanto interessante che ad un certo punto di ormesi non si parlò più. Già. Tutto finito in un cassetto, un cassetto che è rimasto chiuso per 50 anni circa, quando l’agenzia americana EPA (Environmental Protection Agency) negli anni ’80 decise che era giunto il momento di rispondere in maniera chiara (o la più chiara possibile) alla seguente domanda: quanto bassa deve essere una dose di una certa sostanza per essere veramente certi che non sia pericolosa per l’ambiente (e quindi, aggiungo io, per la salute umana)? Poco dopo comparve sulla scena dell’ormesi Edward J.Calabrese, un tossicologo dell’Università del Massachusetts.  Calabrese studia il fenomeno ormetico da quasi 20 anni, e ha fatto scoperte interessanti. In tossicologia si ragionava pressappoco così: una sostanza ad un certo dosaggio è tossica (per es. uccide batteri). Se abbasso la dose, troverò un valore sotto il quale la sostanza non riesce più ad uccidere quei batteri ….e a quel punto non mi interessa andare oltre. Bene, Calabrese ha voluto indagare cosa ci fosse in “quell’oltre” e, per esempio, ha trovato che un diserbante, sotto un certo dosaggio, diventa un fertilizzante, ovvero fa crescere meglio l’erba. Il fenomeno ormetico non è universale, non compare cioè per tutte le sostanze testate, ma al momento attuale si è verificato che alcune migliaia di sostanze si comportano in maniera ormetica. Un recente studio di Chen e collaboratori (2007) ha messo in evidenza come l’esposizione accidentale cronica a basse dosi di raggi gamma da 60Co (Cobalto 60), determini un effetto protettivo nei confronti di patologie tumorali, mentre sappiamo che un’esposizione ad alte dosi degli stessi raggi provoca patologie tumorali.

Per chi volesse approfondire l’argomento rimando a “Wikipedia – Ormesi” e ad un documento in .pdf dal titolo “ORMESI: LA RIVOLUZIONE DOSE-RISPOSTA”, reperibile sul sito dell’APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici). Riporto invece qui alcune frasi significative tratte dal seguente lavoro: “RISPOSTA ORMETICA DI ESCHERICHIA COLI ALLA TETRACICLINA” al quale hanno partecipato vari autori [Prof.ssa Luciana Migliore, Prof.ssa Maria Cristina Thaller, Dott.ssa Laura Stecca del Dipartimento di Biologia, Universitá degli Studi “Tor Vergata”, Roma; Dott.ssa Nadia Lucia Cerioli dell’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, Roma)]: ignorare le risposte ormetiche, in particolare utilizzare modelli che non considerino gli effetti potenziali dell’ormesi, può influenzare le stime statistiche nell’analisi del rischio e la valutazione della tossicità/ecotossicità di xenobiotici (xenobiotico: una molecola di qualsiasi tipo, di origine naturale o sintetica, estranea ad un organismo) , inclusi i farmaci. Quindi, nelle linee guida di valutazione del rischio si impone la necessità di utilizzare modelli che includano gli effetti e le conseguenze dell’esposizione a basse dosi, finora non considerati (Klonowsky, 1999).” 

Sapete cosa significa tutto ciò?Significa che dovremmo riscrivere tutti i testi di farmacologia, ricominciare “quasi” da zero, o per lo meno ritestare tutte le sostanze, fare studi su animali e sull’uomo … insomma, un vero lavoraccio. E a quanti piacciono i “lavoracci”? Non è forse meglio far finta di nulla, non fare grandi fatiche e continuare a lavorare come si è sempre fatto? Perché abbandonare una strada “conosciuta ed economicamente sicura” per una strada “nuova, entusiasmante scientificamente ma di dubbia resa economica”? Dobbiamo considerare che adottare cambiamenti così radicali porta a minare molti interessi economici: allora tutto si complica, tutto rallenta. Le lobbies farmaceutiche, le “Big pharma” non ci stanno a perdere miliardi di euro, ma quello che mi sconcerta è che per i loro interessi chi ci rimette alla fine siamo tutti noi, esseri umani coscientemente od incoscientemente succubi di questi giochi di potere economico. Siamo nelle mani degli agenti del “desease mongering”, ovvero degli “inventori di malattie” a tavolino; di “filosofi” capaci di coniare frasi come: “Il nostro sogno è inventare farmaci per la gente sana” (frase attribuita ad Henry Gadsen, direttore generale di una nota multinazionale farmaceutica).Ciononostante io credo che siamo all’alba di una nuova era, o meglio alle soglie di un giorno che da sempre è stato alla portata dell’uomo, ma che per troppi motivi non ha mai visto l’alba. Credo in una rivoluzione culturale in ambito medico, un ritorno all’antico: non aspettare che sopraggiunga la malattia, ma fare della prevenzione la vera cura. Attraverso indagini diagnostiche (alcune delle quali già utilizzabili), attraverso la nutraceutica e l’impostazione di una nutrizione che non sia solo basata sui macronutrienti (carboidrati, proteine, grassi e calorie), ma soprattutto sui micronutrienti (antiossidanti, vitamine, … ), possiamo aspirare a (ri-) entrare nella cultura del mantenimento della salute, piuttosto che rimanere nella cultura della cura della malattia. E’ prendersi cura dell’essere umano sano onde evitare che diventi un essere umano ammalato.Ci sono molti ostacoli a questa rivoluzione: “Big pharma”, multinazionali dell’alimentazione, una classe medica non “desiderosa” ne’ di ammettere che verità che sembravano assolute tanto assolute non erano, ne’ di cambiare il proprio “modus operandi”…. E manca speso il coraggio di dire “abbiamo sbagliato”, il nostro Ego e le nostre certezze vacillerebbero troppo … con rischio di crollo.Vorrei concludere con una frase, che amo spesso citare: “Il medico del futuro non prescriverà medicine, ma insegnerà al suo paziente a prendersi cura della sua persona, a curare l’alimentazione, a capire le cause delle malattie e il modo per prevenirle”.  Questa frase non è stata detta nel Terzo Millennio, ma è di Thomas Alva Edison (1847-1931), l’inventore della lampadina: spero che quel futuro sia veramente alle porte.