Riequilibrio

Studio di Riequilibrio Nutrizionale e Bioenergetico

Le intolleranze alimentari

 

di Silvia Gnudi (feb 2011)

Imparare ad alimentarsi non è solo un problema di peso, ma soprattutto di buona salute: il sovrappeso, la cellulite, le disbiosi intestinali, le emicranie, le manifestazioni allergiche, la predisposizione frequente ad ammalarsi ed altre sono da interpretarsi come stati di intossicazione dell’organismo nei confronti dei quali ha una grande importanza come noi ci nutriamo.

A volte la causa di questi disturbi non sono solo le errate abitudini alimentari ma anche la presenza di intolleranze.

Le intolleranze alimentari sono reazioni alterate del sistema immunitario (il sistema di difesa degli organismi) che provocano sintomi che possono essere molto diversi da quelli che in genere accompagnano una classica allergia alimentare e per questo più difficilmente collegabili ad un fenomeno legato all’alimentazione. Le intolleranze alimentari sono le "allergie non allergiche". Questa definizione risale al 1991, quando l'allergologo Kaplan presentò un suo articolo in cui descriveva l'esistenza di stati allergici che non era possibile correlare alle immunoglobuline E (IgE). Quindi, il primo punto da comprendere è che allergie tradizionali e intolleranze alimentari non sono la stessa cosa.

Se una sostanza verso la quale si è intolleranti raggiunge il nostro organismo le difese (i globuli bianchi, in particolare i linfociti) vengono distolte dai loro normali compiti per far fronte all'aggressore; in tal modo si crea una diminuzione delle difese immunitarie generali.
Attualmente la medicina convenzionale ha evidenziato intolleranze solo nei casi del lattosio e del glutine (celiachia)

I pareri che riguardano l'affidabilità dei test di intolleranza alimentare sono molto discordanti. La medicina “ufficiale” non ne riconosce la validità sottolineando che l'intolleranza non può riguardare un alimento nella sua globalità, ma uno dei suoi componenti e quindi il test dovrebbe valutare le singole molecole che lo compongono, ma questo è praticamente impossibile visto l'elevato numero di molecole presenti negli alimenti. Come biologa posso però affermare che spesso esiste un effetto “interazione” tra le molecole che può essere diverso dall'effetto delle singole molecole. Al di là di questa osservazione però sono d'accordo sul fatto che le intolleranze non possono essere un punto di arrivo, perchè dietro ad una intolleranza esiste sempre una causa da indagare. E le cause possono essere disturbi dell'apparato digerente (diverticoli, candide,...), disturbi emotivi (ansia, depressione, stress), scorretto stile di vita (alimentazione, sedentarietà), cause che vanno indagate e risolte.

In questo senso quindi le intolleranze alimentari devono rappresentare solo il punto di partenza per indagini più approfondite, per cambiamenti di stili di vita. Eliminare certi alimenti può dare un sollievo nell'immediato, che deve diventare lo spunto per imparare a gestire il proprio stile di vita nella direzione di un completo benessere psico fisico. Togliere semplicemente questi alimenti senza porsi altre domande diventa assolutamente inutile.

METODI DI INDAGINE

Le intolleranze alimentari possono essere individuate tramite prelievo di sangue e valutazione al microscopio dei danni che i linfociti subiscono in presenza di determinate sostanze alimentari oppure tramite metodi biolelettronici tra cui il metodo Vega Test e il metodo Meridester. Anche per quanto riguarda i metodi di indagine la medicina ufficiale esprime parere assolutamente negativi perchè ritiene che tutti questi metodi non danno risultati ripetibili e quindi non sono attendibili. In parte questo è vero perchè sono test che dipendono da variabili non facilmente controllabili, ma se questi test vengono utilizzati nel modo più corretto, cioè all'interno di una valutazione più complessiva dello stile di vita della persona, possono essere uno strumento utile.

Una volta individuati gli alimenti a cui si risulta essere intolleranti devono essere esclusi dalla dieta per un periodo minimo di due-tre mesi e contemporaneamente impostare un stile di vita diverso o effettuare approfondimenti clinici mirati. Dopo questo periodo di sospensione gli alimenti dovrebbero essere reintrodotti uno alla volta per verificare se i cambiamenti effettuati hanno dato un esito positivo.

 

METODI BIOELETTRONICI

Tutti i corpi animati ed inanimati e tutte le sostanze generano un campo elettromagnetico. Gli apparecchi bioelettronici come il VEGA TEST o il Meridester della ditta OTI sono in grado di ricevere il potenziale bioelettronico generato da una persona e di metterlo a confronto con i campi elettromagnetici generati dalle più svariate sostanze (alimenti, farmaci, ecc.): da tale confronto si hanno delle informazioni. Ad es. se il valore del potenziale bioelettronico di una persona misurato all’inizio del test diminuisce con l’introduzione nel circuito macchina-paziente di una fiala di un determinato alimento, significa che questo non è ben tollerato. Il Meridester permette quindi di effettuare un check-up energetico completo dell’organismo, di rilevare la predisposizione a sviluppare determinate patologie, di valutare la tolleranza bioenergetica nei confronti di alimenti, di valutare l’efficacia e la tolleranza delle terapie consigliate. La validità di questo metodo dipende da un certo numero di variabili che sono la manualità dell’operatore, la secchezza della cute, la scelta del punto di agopuntura, eventuali campi magnetici presenti nell’ambiente in cui si opera, variabili di cui è importante tenere conto per avere un test attendibile.